Approfondimenti

Regime forfetario e sistemi equivalenti in Europa

Regime forfetario e sistemi equivalenti in Europa

Nell'approfondimento della Fondazione Studi la proposta del CNO dopo la comparazione con gli altri Paesi europei

Fra le misure inserite nel Documento di economia e finanza (Def) al centro del dibattito nazionale c'è l'introduzione dal 2019 della flat tax con un’aliquota ridotta al 15% per l’imposta sui redditi di impresa corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e alle nuove assunzioni. Il Governo sta pensando anche di estendere l'aliquota al regime forfetario delle Partite Iva con un volume d'affari fino a 65mila euro. Ma come funziona il regime contabile forfetario attuale? E in Europa ci sono esperienze imitabili? A queste domande risponde la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l'approfondimento del 12 ottobre 2018, in cui analizza la disciplina italiana comparandola ai sistemi di tassazione vigenti in altri Paesi europei(Francia, Irlanda, Russia, Romania, Ungheria, Bulgaria), che applicano la flat tax o, in alcuni casi, metodologie forfetarie di determinazione del reddito comparabili al c.d. regime forfetario italiano.

La disciplina italiana prevede un'aliquota ordinaria del 15% sul reddito determinato forfetariamente se non si conseguono ricavi o compensi eccedenti i limiti individuati in funzione dell’attività svolta, che oscillano tra 25.000 e 50.000 euro. Considerati i vantaggi in termini di semplificazione offerti dal regime forfetario ai contribuenti, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, nel corso delle audizioni parlamentari, ha proposto di allineare il regime con gli istituti esistenti negli Stati europei analizzati nell'approfondimento, innalzando le soglie dei ricavi e dei compensi che ne consentono l’applicazione e modificando i relativi coefficienti di redditività. 

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Rassegna stampa: Italia Oggi del 13.10

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Fatturazione elettronica: le proposte di semplificazione dei CdL

Fatturazione elettronica: le proposte di semplificazione dei CdL

Domani a Roma la presentazione del portale AE "Fatture e Corrispettivi" con i vertici del CNO

Rendere più conveniente la fattura elettronica con una procedura di compilazione più semplice e rapida, che preveda l’utilizzo di un software di fatturazione. Eliminare le sanzioni per un periodo transitorio di sei mesi così come l'obbligo del c.d. Codice univoco, per poter utilizzare il solo numero di Partita Iva. Riportare almeno a 15mila euro la soglia per l’esclusione dall’obbligo di apposizione del visto di conformità per le compensazioni orizzontali dei crediti fiscali ed introdurre un significativo credito d’imposta per il recupero delle spese relative agli investimenti in formazione e strumenti tecnologici. Queste, in sintesi, le proposte per una corretta gestione dell'obbligo di fatturazione elettronica tra privati, che saranno illustrate dai vertici del Consiglio nazionale dell'Ordine domani, 27 settembre, in occasione della presentazione del nuovo portale dell'Agenzia delle Entrate,"Fatture e corrispettivi", dedicato a questa misura. Con l'occasione, l'Agenzia delle Entrate fornirà alcuni chiarimenti sulla procedura di accesso al nuovo portale, sul servizio di registrazione dell'indirizzo telematico, sulla processo di generazione del QRCode, sulle fasi di predisposizione-trasmissione-conservazione-consultazione della fattura, dei suoi dati e delle ricevute SDL e sul sistema delle deleghe.

La locandina dell'evento

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Rassegna stampa: Italia Oggi del 27.09.2018 - Italia Oggi del 28.09.2018 - Il Sole24Ore del 28.09.2018

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Retribuzioni tracciabili: le prime FAQ

Retribuzioni tracciabili: le prime FAQ

L'approfondimento del 3 agosto 2018 della Fondazione Studi per fare chiarezza su diverse criticità

Le prime applicazioni degli obblighi di tracciabilità delle retribuzioni, introdotti dalla Legge n.205/2017 ed in vigore dal 1° luglio 2018, stanno creando molti dubbi tra gli operatori. Per questo motivo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha raccolto nell'approfondimento del 3 agosto 2018 alcune delle numerose FAQ ricevute sul tema, con l'obiettivo di fare chiarezza su diversi punti critici della normativa. Tra le criticità, ad esempio, quelle relative ad anticipi di cassa, rimborsi spese, indennità di trasferta e pagamenti con carta di credito.

Nel documento, inoltre, vengono illustrate le nuove modalità con cui datori di lavoro e committenti devono corrispondere le retribuzioni ai lavoratori e specificati i rapporti di lavoro non coinvolti dagli obblighi di tracciabilità. Si ricorda, inoltre, che la Fondazione Studi ha già fornito una guida utile all'applicazione delle nuove norme con il vademecum sulle retribuzioni tracciabili dell'8 giugno 2018, all'interno del quale è possibile scaricare il modulo con cui il lavoratore può scegliere la modalità di pagamento con cui preferisce ricevere la retribuzione.

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Vademecum sulle retribuzioni tracciabili

Vademecum sulle retribuzioni tracciabili

Nell'approfondimento di Fondazione Studi i rapporti di lavoro interessati dall’obbligo e le modalità di pagamento ammesse

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l'approfondimento dell'8 giugno 2018 fornisce un utile vademecum riepilogativo delle novità e delle modalità operative che i datori di lavoro dovranno seguire per adempiere al nuovo obbligo sulla tracciabilità delle retribuzioni.

Dal prossimo 1° luglio, infatti, datori di lavoro e committenti saranno obbligati a procedere al pagamento delle retribuzioni, compresi gli acconti, esclusivamente attraverso una banca o un ufficio postale, con una delle modalità appositamente individuate dal Legislatore. Ricadono nell’obbligo tutte le tipologie di contratti di lavoro subordinato, le collaborazioni coordinate e continuative ed i rapporti di lavoro con i soci di cooperative. Sono esclusi, invece, i rapporti di lavoro domestico e quelli con la Pubblica Amministrazione.

Pesanti le conseguenze in caso di violazioni: sul piano sanzionatorio, nel caso di utilizzo di mezzi diversi da quali espressamente previsti per il pagamento, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 €; sul piano probatorio, la firma apposta sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. All'interno del documento è presente un esempio di lettera con le indicazioni sulle modalità di pagamento da inviare al cliente.

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Rassegna stampa: Quotidiano di Sicilia del 12/06/2018 - Italia Oggi del 13.06.2018 - Italia Oggi del 18.06.2018

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Antiriciclaggio: il vademecum per i Consulenti del Lavoro

Antiriciclaggio: il vademecum per i Consulenti del Lavoro

Esenzioni e obblighi nell'approfondimento della Fondazione Studi

L'area Economia e Fiscalità del Dipartimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha redatto un ampio vademecum sugli adempimenti in materia di antiriciclaggio che i Consulenti del Lavoro sono tenuti a rispettare. Questi, infatti, devono adottare specifiche misure per l’adeguata verifica e la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo nonché dimostrare alle Autorità di Vigilanza e agli Organismi di Autoregolamentazione che le stesse siano adeguate al rischio rilevato.

Nell'approfondimento si specifica, inoltre, che l'esenzione dall’obbligo di adeguata verifica, disposta dal riformato art. 17, comma 7, D. Lgs. n. 231/2007, vige per l’attività di mera redazione e trasmissione ovvero di sola trasmissione delle dichiarazioni derivanti dagli obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale, di cui all’art. 2, comma 1, della legge 11 gennaio 1979, n. 12. L'esenzione, quindi, non si applica a tutta l’attività di consulenza - strettamente necessaria ed indivisibile - ma interessa solo gli adempimenti in materia di amministrazione del personale. Sotto il profilo fiscale e contabile resta, infatti, esclusa la consulenza aziendale, amministrativa, contabile, tributaria e finanziaria. Considerata l’ampia portata della disciplina, il Consulente del Lavoro è tenuto ad effettuare sempre l’adeguata verifica del cliente quando ci sia il sospetto di riciclaggio o finanziamento del terrorismo o quando sorgano dubbi sulla veridicità dei dati forniti dal cliente, indipendentemente da qualsiasi esenzione o deroga.

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Rassegna stampa: Italia Oggi del 24.05.2018

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DURC e diritto al godimento dei benefici normativi-contributivi

DURC e diritto al godimento dei benefici normativi-contributivi

L’approfondimento della Fondazione Studi sul Principio n. 1/18 su aspetti interpretativi ed applicativi

Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) ha assunto con il passare del tempo una rilevante centralità nei rapporti economici delle aziende con gli Enti sia pubblici che privati. Il DURC rappresenta, infatti, una chiave di accesso al complesso sistema della regolarità contributiva: soltanto l’azienda virtuosa ha diritto di partecipare agli appalti pubblici. Tuttavia, la normativa istitutiva del DURC, nasce in un contesto legislativo complesso, talvolta contraddittorio e incerto. A conferma della complessità della disciplina che lo regola, oltre la copiosa giurisprudenza e le istanze più volte avanzate dalla Categoria, la volontà dell’esecutivo di rimediare alle evidenti contraddizioni con il d.m. del 30 gennaio 2015. Operazione non del tutto andata a segno.
L’approfondimento del 21 maggio 2018 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sul Principio n.1/2018 in materia di Durc e diritto al godimento dei benefici normativi-contributivi vuole essere un contributo di chiarezza, attraverso l’analisi puntuale dei diversi aspetti interpretativi ed applicativi in materia.

Notizie correlate: Novità Inps: Durc più semplice - Regolarità contributiva, semplificazioni in arrivo - Riduzione apprendisti anche senza il Durc

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Il lavoro tra familiari è lecito

Il lavoro tra familiari è lecito

L’approfondimento della Fondazione Studi sulla sentenza n. 4535 della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione con l’ultima decisione in materia (Sez. Lav., 27 febbraio 2018, n. 4535) rende consolidato l'orientamento che vuole lecito il lavoro tra familiari, una realtà molto viva nel tessuto economico del nostro Paese che mira a dare continuità alla gestione delle aziende nonché al tramandarsi dei mestieri.

La sentenza facendo chiarezza sul lavoro familiare dà torto, quindi, alle operazioni presuntive spesso contenute nei verbali ispettivi Inps che tendono a negare la sussistenza del rapporto di lavoro tra familiari, pur in assenza di una norma che vieti esplicitamente al datore di assumere un componente della famiglia. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale continua a considerare il lavoro familiare uno strumento di dissimulazione per garantire una mera prestazione pensionistica. Spesso, infatti, gli ispettori Inps annullano il rapporto di lavoro anche quando il datore di lavoro è una società, in virtù di una circolare (n. 179/89) che apparirebbe più come un pretesto che come una motivazione.

Con l'approfondimento del 07 maggio 2018 la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza le motivazioni della sentenza n. 4535 e, in particolare, gli indici oggettivi stilati dalla Suprema Corte per riconoscere un effettivo inserimento organizzativo e gerarchico aziendale.

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Rassegna stampa: Affari&Finanza 21.05.2018

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Notizie correlate: Collaboratori familiari nei settori dell’artigianato, dell’agricoltura e del commercio

Regolamento privacy: il vademecum per i Consulenti del Lavoro

Regolamento privacy: il vademecum per i Consulenti del Lavoro

Nell'approfondimento della Fondazione Studi riepilogo di adempimenti e obblighi e modelli per informativa e consenso

Arriva il vademecum sui nuovi adempimenti privacy edito dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l'approfondimento del 2 maggio 2018. Il prossimo 25 maggio, come è noto, entrerà pienamente in vigore il Regolamento UE 2016/679, avente ad oggetto la nuova normativa in materia di privacy. Il vademecum contiene approfondimenti e chiarimenti sui diversi passaggi necessari per il procedimento di adeguamento alla nuova normativa, dando atto dei riferimenti di legge rappresentati dagli articoli del Regolamento, che come tale è immediatamente e direttamente applicabile nonché imperativo per gli Stati membri ed i singoli cittadini.

La natura delle indicazioni tracciate è peraltro fisiologica conseguenza dell’essenza stessa del Regolamento, fondato sul principio della accountability, in virtù del quale è il titolare del trattamento ad essere investito del compito di garantire l’adempimento degli obblighi previsti, delle norme, dell’efficacia della tutela predisposta, in un bilanciamento di discrezionalità degli adempimenti e responsabilità per la verifica della loro efficacia.

L'approfondimento, inoltre, è arricchito da uno schema sinottico di riepilogo degli adempimenti e degli obblighi; nonché da modelli per l’informativa e il consenso. Sul tema il prossimo 17 maggio si terrà un Forum dedicato, in collegamento con le sedi dei Consigli provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, durante il quale esperti e dirigenti ministeriali forniranno ulteriori chiarimenti.

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Rassegna Stampa: Il Trentino 23.5.2018 - Italia Oggi 04.05.2018 - Italia Oggi 21.05.2018 - Libero 04.05.2018

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Compensazione fiscale e responsabilità del professionista

Compensazione fiscale e responsabilità del professionista

Dall'approfondimento della Fondazione Studi un supporto operativo all'attività dei colleghi

La Legge di Bilancio 2018 ha modificato la disciplina della compensazione di tipo "orizzontale" o "esterna" che viene effettuata fra tributi di natura diversa, attribuendo all'Agenzia delle Entrate la facoltà di sospendere fino a trenta giorni l'esecutività delle deleghe di pagamento contenenti compensazioni che presentano profili di rischio. Viene dunque novellato l'art. 17 del D. Lgs. 09.07.1997 n. 241, sul quale era già intervenuto l'art. 3 del D.L. 24.04.2017 n. 50.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha dedicato al tema un approfondimento dal titolo "Istituto della compensazione fiscale e responsabilità del professionista", con l'obiettivo di offrire un supporto operativo all'attività dei colleghi, costantemente alle prese con la gestione della compensazione di crediti fiscali.

La disciplina è di particolare complessità in quanto si riverbera su aspetti civili, contabili, tributari, penali e di responsabilità disciplinare per il professionista che appone il visto di conformità o effettua una compensazione illegittima. L'approfondimento della Fondazione Studi si sofferma su vari aspetti della compensazione fiscale: l'inquadramento normativo e la principale prassi amministrativa, la compensazione orizzontale e le sue limitazioni e i casi di esclusione dai limiti di compensazione. Analizzato, inoltre, il tema della sospensione delle deleghe di pagamento con crediti in compensazione, i controlli da effettuare in chiave preventiva,  il visto di conformità e la responsabilità del professionista.

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Rassegna stampa: Italia Oggi del 10.3

Notizie correlate: Le novità sulle compensazioni fiscali - Compensazioni fiscali le novità - Pesanti obblighi in tema di compensazioni per professionisti e imprese

 

Cessione ramo d'azienda solo con trasferimento di lavoratori e di know-how

Cessione ramo d'azienda solo con trasferimento di lavoratori e di know-how

L'approfondimento della Fondazione Studi sull'ultimo intervento della Cassazione.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 24 gennaio 2018, n. 1769, conferma il consolidato orientamento in materia di cessione di ramo d’azienda. Per la Suprema Corte, infatti, lo stesso non si configura se contestualmente al trasferimento dei lavoratori non si riscontra anche il trasferimento di un determinato know-how individuabile in una particolare specializzazione del personale trasferito, poiché è indispensabile la conservazione dell’identità economica. A riprova di tale tesi la Suprema Corte ha ribadito che non sussistono le condizioni affinché si configuri un trasferimento di ramo d’azienda se la realtà sia stata creata ad hoc, in occasione del trasferimento stesso, poiché condizione necessaria è la preesistenza di una realtà produttiva autonoma e funzionale.

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l'approfondimento "Lavoro in Cassazione" dedicato al tema, oltre a riportare la massima giurisprudenziale, si sofferma sull'individuazione del concetto di azienda e sulle garanzie del lavoratore in caso di trasferimento, sottolineando che, ai fini della sussistenza di un trasferimento d’azienda in un settore in cui l’attività sia fondata essenzialmente sulla mano d’opera, risulta necessario, ai sensi della Direttiva 2001/23, che la parte più rilevante del personale sia presa in carico dal presunto cessionario per la conservazione dell’identità di un’entità economica.

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Naspi dopo risoluzione consensuale per rifiuto al trasferimento o dimissioni

Rassegna stampa: Italia Oggi del 16.2Libero Quotidiano del 16.2

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