Pareri

Privacy: dal 25 maggio in vigore la nuova normativa UE

Privacy: dal 25 maggio in vigore la nuova normativa UE

Il parere n. 1/2018 della Fondazione Studi sulle novità della nuova normativa e del relativo apparato sanzionatorio

Il nuovo Regolamento UE in materia di protezione dei dati personali entrerà in vigore il 25 maggio, senza rinvii: è quanto chiarisce la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nel parere n. 1/2018, pubblicato il 9 aprile 2018 per fare chiarezza su alcune notizie erronee diffuse di recente.

Nel parere si spiega perché il Regolamento UE 2016/679 sarà immediatamente vincolante e direttamente applicabile in ogni sua parte sia per gli Stati membri che per i cittadini. Si chiarisce inoltre che non incide sull'efficacia della nuova normativa il giudizio sulla compatibilità dello schema di decreto legislativo, adottato in base alla Legge delega n. 163/2017 per l’adeguamento del quadro normativo nazionale alle nuove disposizioni.

La nuova disciplina in materia di privacy sarà approfondita nel corso di un VideoForum che andrà in onda il prossimo 17 maggio 2018, un'importante opportunità formativa per tutti i Consulenti del Lavoro che dovranno recepire ed applicare la normativa.

Leggi il parere n.1/2018 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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Equa valutazione del compenso professionale europeo

Equa valutazione del compenso professionale europeo

Nel parere n.7/2017 della Fondazione Studi i regimi di compatibilità con il diritto comunitario.

Il tema dell’equo compenso si inserisce nel più ampio dibattito dottrinale e legislativo relativo all’estensione delle tutele dei lavoratori autonomi e dei professionisti. Le disposizioni in materia di equo compenso costituiscono una presunzione giuridica per la quale i compensi inferiori a quelli fissati dai parametri ministeriali risulterebbero iniqui. Inoltre, presentano elementi di forte differenza con l’istituto delle tariffe minime obbligatorie, in particolare per quanto concerne origine, struttura e finalità, né l’uno tende ad una surrettizia reintroduzione delle altre.

Nel parere della Fondazione Studi si analizzano le professioni liberali europee e le disposizioni in materia di equo compenso, evidenziando i regimi di compatibilità con il sistema di diritto comunitario anche per il tramite di alcune sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Leggi il parere n.7/2017 della Fondazione Studi

Indennità di mancato avviamento

Indennità di mancato avviamento

I parametri per il calcolo della retribuzione per le ore non lavorate nel parere di Fondazione Studi.

Continuità, obbligatorietà ed assoggettamento a contribuzione degli elementi della retribuzione riferiti all' orario di lavoro contrattualmente stabilito. Sono questi i parametri da tenere in considerazione per il calcolo della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate. Il parere n. 6/2017 della Fondazione Studi analizza la questione, dando utili indicazioni per la valutazione dei singoli casi con particolare riferimento a talune voci accessorie.

Leggi il parere n.6/2017 della Fondazione Studi

Cassazione: CdL solo se iscritto all'Albo. Esclusa qualsiasi alternativa

Cassazione: CdL solo se iscritto all'Albo. Esclusa qualsiasi alternativa

Nel parere n.5 della Fondazione Studi le motivazioni che confermano l'indefettibilità dell'iscrizione all'Ordine

La Corte di cassazione con la sentenza n. 30827 21 giugno 2017 Sez. VI Penale conferma l’indefettibilità del requisito dell’iscrizione all’Ordine professionale per l’esercizio della professione di Consulente del Lavoro, escludendo la possibilità di qualsiasi altra soluzione alternativa. Il caso di specie, che ha visto ribadire la natura abusiva dell’esercizio della professione di Consulente del Lavoro, riguardava un soggetto che riteneva la sua iscrizione all'Istituto nazionale dei revisori legali titolo legittimante a svolgere l'attività professionale.

Nel parere n.5/2017 della Fondazione Studi si precisano le motivazioni dei giudici della Suprema Corte, che nella sentenza evidenziano il portato tassativo dell’art. 348 del codice penale, che come noto “punisce chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato”. Viene, inoltre, confermato il rigore più volte testimoniato dalla giurisprudenza di merito e di legittimità, per il quale non sono ammissibili alternative per il legittimo esercizio della professione all’iscrizione all’Ordine (dei Consulenti del Lavoro nello specifico, ma il principio è da ritenersi immanente ad ogni ambito ordinistico). Perché, come in più occasioni ricordato, “integra il reato di esercizio abusivo della professione l'attività di colui che curi la gestione dei servizi e degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale in mancanza del titolo di Consulente del Lavoro e dell'iscrizione al relativo albo professionale” (Cass.pen.Sez. VI, 28 febbraio 2013, n. 9725).

Notizie correlate: Attivo lo sportello per la legalità nel lavoro - Abusivismo professionale: segnalare agli ordini le irregolarità - Doppia condanna per l'esercizio abusivo della professione

Rassegna stampa: Italia Oggi del 01.07.2017

Doppia condanna per l'esercizio abusivo della professione

Doppia condanna per l'esercizio abusivo della professione

Per il Tribunale di Pesaro il Ced che si spaccia CdL deve anche risarcire il CPO.

Con una interessante sentenza depositata il 14/03/2017, il Tribunale Penale di Pesaro ha condannato per esercizio abusivo della professione un Centro di elaborazione dati che, per accreditarsi, aveva dichiarato di essere in possesso del titolo di Consulente del Lavoro. La pronuncia del giudice marchigiano, nel collocarsi nel solco giurisprudenziale consolidato che punisce penalmente chi millanta il possesso di titoli professionali o iscrizioni ad albi, ha altresì riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in capo al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Pesaro-Urbino, che si era costituito parte civile nel procedimento.

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con il parere n.4 del 6 aprile 2017 ricostruisce il caso sottolineando come l’accoglimento dell’istanza risarcitoria, avanzata dal CPO dell’Ordine di Pesaro-Urbino, sia di grande interesse, poiché si fonda su princìpi per i quali il danno risarcibile all’Ordine, non è solo quello economico-patrimoniale causato dalla concorrenza sleale subìta dai professionisti iscritti, ma anche quello, di maggior rilievo dal punto di vista sistematico dell'ordinamento, non patrimoniale, derivante dall’interesse – il cui presidio è prerogativa fondamentale del Consiglio dell’Ordine – che la professione (nello specifico di Consulente del Lavoro) sia esercitata da soggetti muniti dei requisiti richiesti dalle norme cogenti per l’esercizio della professione e che dal mancato rispetto di tali fondamentali regole possano derivare ricadute pregiudizievoli per i professionisti legittimamente abilitati all’esercizio.

Leggi il parere della Fondazione Studi

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Abusivismo, lavoro nero e somministrazione fraudolenta - Pesaro, vigilanza alta contro l'abusivismo professionale

Rassegna stampa: Il Sole 24 Ore 07.04.2017 Italia Oggi 07.04.2017

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Appalti, committente pagherà prima dell'appaltatore, responsabilità solidale invariata

Appalti, committente pagherà prima dell'appaltatore, responsabilità solidale invariata

Con il Dl n.25/17 è stato cancellato il beneficio della preventiva escussione ed eliminata la facoltà per le parti sociali di modificare le regole della solidarietà passiva.

Con il Dl n.25/17, in vigore dal 17 marzo 2017, è stato cancellato il beneficio della preventiva escussione, introdotto nel 2012 ed eliminata la facoltà per le parti sociali di modificare le regole della solidarietà passiva.

Per garantire ai lavoratori i loro crediti retributivi e previdenziali è previsto il regime di responsabilità solidale, che incombe su appaltatore e committente.Il Dl n.25/17 riguarda le modalità pratiche di applicazione del regime di responsabilità solidale legate al principio di preventiva escussione: il lavoratore deve agire prima verso il proprio datore per il riconoscimento dei pagamenti (retribuzione e contributi) e solo dopo verso il committente.

Oggi, con l’abrogazione della norma il committente può essere aggredito anche prima dell’appaltatore, dovendo pagare direttamente al lavoratore tutti i crediti, salvo il diritto di agire per ottenere il rimborso dall’appaltatore di quanto pagato.

Leggi il parere n.3/2017 della Fondazione Studi

Voucher senza regole fino al 31.12.2017

Voucher senza regole fino al 31.12.2017

Decadute tutte le norme sul lavoro accessorio, dopo l'entrata in vigore del dl 25/2017.

L'improvvisa quanto drastica abolizione totale dell'utilizzo dei voucher non ha soltanto creato un vuoto operativo nelle attività abitualmente (e lecitamente) gestite tramite il lavoro accessorio. Ma ha anche creato un vulnus molto importante a livello normativo. L'immediata entrata in vigore del decreto legge 25/2017 ha prodotto infatti la contestuale abrogazione dell'intera normativa sui voucher, con la incredibile conseguenza che per quelli utilizzabili fino alla fine del 2017 manca una qualsiasi norma di riferimento.

Quali procedure attivare ora? Quali comunicazioni fare? A quale regolamentazione fare riferimento? Interrogativi tutti leciti e molto delicati, visto che riguarderanno tutti coloro in possesso attualmente di voucher da poter utilizzare entro fine anno.

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha diramato un primo parere sul tema, cercando di fare chiarezza.

Leggi il parere n.2/2017 della Fondazione Studi

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Detassazione premi di risultato per le PMI

Detassazione premi di risultato per le PMI

Dalla Fondazione Studi le indicazioni per le realtà prive di sindacato interno.

In che modo le piccole imprese, prive di sindacato interno, possono beneficiare della detassazione dei premi di risultato per i propri lavoratori?

La risposta giunge dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che, con il parere n.1/2017, interviene sull'applicazione della tassazione agevolata del 10% sui premi di risultato. Secondo quanto disposto dall'art. 1 della legge n.208/2015, per fruire della tassazione agevolata l'impresa deve stipulare un contratto aziendale o territoriale.

Le piccole realtà imprenditoriali che non hanno un sindacato interno possono, invece, scegliere di raggiungere un'intesa con il sindacato più rappresentativo a livello nazionale oppure optare per altre soluzioni. Se l'azienda è iscritta ad associazioni di categoria, è obbligata ad applicare il contratto territoriale sottoscritto dalla propria associazione. In caso contrario, invece, è libera di recepire un qualsiasi contratto territoriale senza vincoli di territorio o di settore, così come disposto dall'art. 39 della Costituzione sui diritti sindacali.

Il Sole24Ore del 18.02

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TFR al fondo di tesoreria INPS: gli obblighi contributivi

TFR al fondo di tesoreria INPS: gli obblighi contributivi

Le precisazioni nel parere n.10/2016 della Fondazione Studi.

Le procedure concorsuali sono ormai da anni in continuo aumento e rappresentano, per i professionisti chiamati in ausilio al Giudice, un importante settore di attività. La realtà con cui ci si confronta è quasi sempre complicata da una serie di azioni che hanno preceduto il fallimento, tese di solito ad evitarlo. Le operazioni straordinarie, spesso reiterate a cascata con il conseguente passaggio dei lavoratori e l’insorgere della responsabilità solidale fra cedente e cessionario, creano non pochi problemi nell’attribuzione delle stesse nonché nella gestione degli adempimenti verso i lavoratori e gli istituti.

Il parere n.10/2016 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro cerca di fare chiarezza in tal senso, analizzando in particolare il caso in cui il lavoratore non abbia percepito il TFR accantonato presso il fondo di tesoreria gestito dall'INPS, anche a seguito di incapienza dei contributi.

Leggi il parere della Fondazione Studi

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Contributi su maternità autonome: una criticità da eliminare

Contributi su maternità autonome: una criticità da eliminare

 Il parere n.9/2016 della Fondazione Studi sull'iniquità del sistema previdenziale rispetto alle lavoratrici dipendenti

Le lavoratrici madri titolari di partita iva e che svolgono un’attività autonoma hanno diritto in gravidanza ad una indennità di maternità che sostituisce il reddito perduto dalla lavoratrice nel periodo di interruzione del lavoro. Il diritto all’indennità si estende a tutte le forme di lavoro autonomo indipendentemente dalla cassa previdenziale di appartenenza (gestione separata Inps, Casse professionisti). Tuttavia, poiché l’indennità di maternità è sostitutiva di un reddito, costituisce, a norma dell’art. 6 del TUIR, base imponibile Irpef. Si realizza, così, il paradosso previdenziale: l’indennità forma base imponibile fiscale e contemporaneamente diventa base imponibile su cui pagare i contributi previdenziali e assistenziali.
Questo non accade per le lavoratrici dipendenti, dove si prevede che il datore di lavoro possa beneficiare di una esenzione contributiva totale stante le specifiche previsioni contenute nell’art. 6 D. Lgs. n. 314 del 2 settembre 1997. In altri termini, in caso di maternità e relativa assenza obbligatoria, il datore di lavoro corrisponde un’indennità per conto dell’Inps ma non deve pagare i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori di legge.

Il parere n.9/2016 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia la forte iniquità del sistema previdenziale, che mette a rischio la costituzionalità della norma nel momento in cui gli Enti di previdenza impongono di pagare i contributi previdenziali anche su somme corrisposte a titolo di prestazioni assistenziali. Inoltre, questa diversità di trattamento si riflette anche sulla tutela pensionistica e sulla misura della prestazione, ridotta notevolmente per le lavoratrici autonome.

A questo proposito, il Consiglio Nazionale ha formulato una proposta atta a modificare tale regime contributivo.

Leggi il parere della Fondazione Studi

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